giovedì 15 gennaio 2015

Andy Warhol a Roma, Giorgio de Chirico a Campobasso: l’arte… di speculare!

Ci sono artisti cui sono dedicate continuamente retrospettive volute da fondazioni molto attive e che mettono su circuiti speculativi particolarmente redditizi. Questo rende molto facile imbattersi in mostre di grandi artisti del calibro di Giorgio de Chirico ad esempio, o di fotografi come Henri Cartier-Bresson, per non parlare del nome più sfruttato di tutti: Andy Warhol. Su De Chirico ci sono in questo periodo ben due mostre, una dal titolo “Giorgio de Chirico e l’oggetto misterioso” aperta fino al 1 febbraio 2015 presso la Reggia di Monza di Serrone della Villa Reale, e una a Campobasso presso la Fondazione Molise Cultura, un parcheggio per ex politici. Presidente della Fondazione è, infatti, Sandro Arco ex Assessore Regionale alla Cultura nominato direttore della Fondazione dall’allora Presidente della Regione Molise Michele Iorio che già lo aveva voluto al suo fianco come Assessore.


Alcune domande ci sorgono spontanee: per quale motivo il direttore della più importante istituzione culturale regionale del Molise è nominato e non scelto tramite bando pubblico? In una regione dove gli artisti sono completamente abbandonati a se stessi, e dove un Museo d’Arte Contemporanea ricchissimo di opere come quello di Casacalenda (CB) attende un custode da decenni, era proprio necessario spendere soldi per realizzare una mostra su De Chirico che, nonostante il valore, è un artista facile da vedere in altre situazioni?
Ancora più domande ci sono venute in mente quando, appesa ai mezzi pubblici della città di Roma, abbiamo visto una locandina che sponsorizzava una mostra su Andy Warhol in un centro commerciale! Superato lo stupore e la diffidenza, abbiamo deciso di andare a curiosare.
“Da sabato 3 gennaio fino a domenica 1 febbraio 2015 sarà possibile ammirare in un’area assestante e delimitata del Centro Commerciale Romaest, 40 opere del padre indiscusso della POP ART, Andy Warhol, in un allestimento stile street. Le 40 opere fanno parte della più ampia mostra intitolata Andy Warhol in the city che nasce da un’iniziativa di Pubbliwork ed è già stata esposta nelle gallerie di diverse città italiane. Da gennaio, finalmente, in pieno spirito Warhol, la mostra verrà allestita per la prima volta in assoluto in un centro commerciale”.
Così recita il comunicato stampa ripreso identico da molte testate giornalistiche on line, anche quelle specializzate in arte. In fondo, l’informazione, e quindi anche quella artistica, funziona così: si riceve un comunicato stampa e con un abile gesto di copia e incolla lo si pubblica nel sito.
L’importante non è fare buona informazione, ma ricevere il numero più alto possibile di “click”, sono pochi i giornalisti che si preoccupano di verificare le notizie. Chi ci conosce sa che noi di Colori Urbani non parliamo mai di una mostra senza prima averla visitata, così, lasciati a casa i pregiudizi, ci siamo recati presso il Centro Commerciale RomaEst di Via Collatina nella periferia di Roma. In realtà, molte   delle 40 “opere” esposte altro non sono che le copertine di Interview Magazine, la rivista fondata da Andy Warhol, e le cover di dischi dei Rolling Stones e dei Velvet Underground. Inoltre, l’area “assestante e delimitata” nella quale la mostra si svolge stando a quello che dice il comunicato stampa, non è niente di più che una parte del corridoio più ampia e delimitata da orribili catene di plastica bianca e rossa, e “l’allestimento stile street” è rappresentato da dei pannelli in cartone che simulano piuttosto male dei muri in mattoni rossi, sui quali sono riportate delle pessime citazioni di Andy Warhol.
L’unico merito della mostra, se proprio se ne vuole trovare uno, è quello di aver tentato di rompere quell’atteggiamento di snobismo cui si assiste spesso nelle mostre di arte contemporanea. Il centro commerciale, grazie ai saldi, è e sarà per tutto il mese di gennaio pienissimo, di riflesso anche tra gli espositori della mostra si aggirano tantissimi visitatori. Nel centro commerciale migliaia di persone transitano ogni giorno, e tutte o quasi danno un’occhiata alla mostra. Questo ne fa una delle mostre più visitate in questo momento a Roma, così come anche la mostra molisana su De Chirico è di certo la più vista del Molise, che da anni aspettava un’occasione e un posto in cui sentirsi snob. Basta un grande afflusso di pubblico per dire che una mostra è riuscita? L’importanza culturale di un evento si valuta solo dal numero di visitatori? Se così fosse allora la mostra del Centro Commerciale RomaEst rappresenta un’iniziativa culturale importantissima per Roma, da tutelare e replicare, e i politici del Molise fanno bene ad abbandonare gli artisti locali, e a tenere chiuso da anni un Museo di Arte Contemporanea come quello di Casacalenda (CB), che comunque attirerebbe non più di un centinaio di visitatori l’anno. Noi di Colori Urbani riteniamo, invece, che non siano i numeri a fare di una manifestazione un evento importante, e siamo convinti che l’economia non possa essere il parametro (spesso il solo) su cui basare la cultura. È importante, certo, che attorno alla cultura ci sia un indotto che dia lavoro, ma che sia lavoro qualificato e non “nominato dall’alto”, ed è assolutamente vitale che gli eventi artistici non si trasformino in puri atti speculativi, destinati a sopravvivere solo se creano reddito. Applicare questa riflessione sui tantissimi siti archeologici, ad esempio, eviterebbe di vedere reperti abbandonati al loro destino solo perché non capaci di produrre reddito. Sono tantissimi i ritrovamenti che aspettano una nuova vita, ma svantaggiati dalla loro posizione, fuori dai soliti circuiti turistici, diventano un costo piuttosto che un’opportunità, e quindi la politica preferisce tenerli chiusi, sempre che non si trasformino in fondazioni nelle quali parcheggiare gli ex Assessori non rieletti.

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