L'ANELLO DEBOLE


Se oggi si desidera produrre, immaginare, progettare, proporre qualcosa di artistico ci si deve porre prima di tutto una condizione: creare opere che non abbiano bisogno di manutenzione. Questo è evidente soprattutto in scultura, quasi che la solidità, la fissità e la NON interattività dell'opera siano dei requisiti di sicuro valore artistico.
Nei concorsi pubblici di scultura è addirittura un requisito imprescindibile, pena l'esclusione dal concorso stesso. Ma non rappresenta questo una mancanza di serietà da parte di quelle amministrazioni pubbliche che pur promuovendo i concorsi artistici declinano ogni responsabilità sulla manutenzione e sulla tutela delle opere stesse? Non è forse per questa innata voglia di non prendersi cura delle cose che in Italia siti archeologici di fama mondiale oggi versano in condizioni vergognose? 

                                                              

La mia ricerca artistica muove i suoi passi esattamente nella direzione opposta. Le opere che creo sono bisognose di cure, ci obbligano a dedicargli del tempo oppure a ignorarle del tutto, ci costringono a fare una scelta, vogliono entrare in contatto con noi, e sono pronte a scomparire se non ricevono le dovute attenzioni. Così un totem di pietre grezze poste l'una sull'altra e parzialmente coperte da un cumulo di terra, conserverà il suo senso solo se la terra, tanto instabile e precaria, resterà al suo posto, o meglio se si farà in modo che resti al suo posto.



L'utilizzo di elementi naturali (come piante, alberi o terra), quindi, nelle mie opere non è assolutamente solo una scelta estetica, ma vuole accomunare due grandi temi: quello dell'ambiente e quello dell'arte, che trovano, purtroppo, nella mancanza di cure un destino comune.



Già negli anni sessanta, esponenti di spicco dell'Arte Povera hanno usato materiali naturali all'interno delle proprie opere creando dubbi sulla loro conservazione. Famoso il caso di Giovanni Anselmo che in una sua scultura del 1968 ha utilizzato delle foglie di lattuga per imprigionare in un gioco di forze due blocchi di granito. Con il marcire della lattuga uno dei due blocchi sarebbe caduto rovinosamente a terra. Il gesto di Anselmo ci costringe a porci una domanda: lasciare che l'insalata marcisca e che il processo di "distruzione artistica" si inneschi oppure sostituire la lattuga una volta marcita? In altre parole: dedicarci alla manutenzione di quest’opera oppure lasciare che l'indifferenza faccia il suo corso?
La scultura di Anselmo, custodita a Parigi al Musée National d'Art Moderne-Centre G. Pompidou, non corre certo il rischio di essere dimenticata, ma cosa succede a tutte quelle sculture collocate all'aperto e che pur richiedendo una qualche forma di manutenzione sono puntualmente dimenticate? Penso in particolare a quelle sculture collocate in piccoli centri, ospitate dai numerosi parchi d'arte sparsi su tutto il territorio nazionale. I musei all'aperto di scultura contemporanea sono oggi una realtà importante.
I parchi, però, non ricevono quasi mai attenzione da parte delle amministrazioni locali che, seppur investano fondi nella realizzazione delle opere, dimenticano poi di prendersene cura, considerando i modesti costi di manutenzione una spesa insostenibile o peggio inutile. Su questo tema ci sono esempi noti come quello di Fiumara D'Arte parco curato da Antonio Presti, che ha visto solo nel 2007, dopo venticinque anni dalla nascita della Fondazione, una qualche forma d’interesse verso la manutenzione delle opere, inaugurando il primo restauro di un’opera d’Arte contemporanea: Monumento per un poeta Morto di Tano Festa (Finestra sul Mare).
Oppure ci sono esempi meno noti come il Museo all'Aperto di Ozieri in provincia di Sassari. In questo paese dell'entroterra un intero parco di sculture, che comprende opere tra gli altri di Nicola Carrino, Carlo Lorenzetti e Mauro Straccioli, è stato completamente dimenticato e alcune opere non sono più leggibili, coperte completamente dalla vegetazione o distrutte da ripetuti atti di vandalismo.
Stesso destino riservato ad alcune delle sculture ospitate nel Museo all'Aperto di Arte Contemporanea Kalenarte di Casacalenda in provincia di Campobasso. Clamoroso lo scempio compiuto all'opera dell'artista Costas Varotsos: un ormone gigante, composto di scaglie di pietra poste l'una sull'altra, perfettamente integrato nel bosco che lo ospitava, è stato privato, tra marzo e aprile del 2012, proprio di quella stessa vegetazione che gli dava un senso e che l'artista stesso riteneva essenziale per la fruizione dell'opera.


 
«Il poeta (titolo dell'opera di Varotsos) di Casacalenda è solo – scrive Massimo Palumbo (fondatore del Museo di Kalenarte) – e s’interroga sulla stupidità umana. L’azione, quella di chi ha deciso e mandato gli uomini a tagliare gli alberi, non è nel segno di povertà o del bisogno, è segno di ignoranza e arroganza stupida. Chiunque si sia trovato nel dovere incaricare al taglio del bosco sapeva, era al corrente della delicatezza dell’operazione. Si è voluto mortificare un progetto culturale. Riteniamo che non esistano giustificazioni di sorta da parte di alcuno e comunque l’azione portata a compimento è vile ed è stata fatta alle spalle di una comunità civile e culturale che da Casacalenda va oltre gli ambiti locali. L’immagine di Kalenarte, del lavoro e della passione che c’è intorno a questa idea è stata duramente ferita e compromessa, il lavoro di un artista internazionale quale è Costas Varotsos, offeso».
Già negli anni precedenti lo stesso museo aveva visto scomparire un'altra delle sue opere: La Cromoscala di Tonino D'Erme del 1990 completamente sbiadita dal tempo e dall'indifferenza delle istituzioni. L'opera è stata, per fortuna, recuperata in un restauro del 2010 al quale ho preso parte.



Alla luce di quanto detto fin ora, appare evidente che nessuna opera d'arte può considerarsi al sicuro dalla "leggerezza di alcuni atteggiamenti umani". Da questa riflessione sono partito per realizzare una serie di sculture e progetti in cui ho voluto capovolgere i ruoli e costringere l'osservatore a sentirsi "punto debole" nel rapporto scultura-uomo.
Delle pietre grezze sovrapposte l'una sull'altra a formare dei totem apparentemente instabili, oppure dei labirinti formati da grossi blocchi di marmo che si snodano nelle vie di un’ipotetica città, o ancora enormi macigni sorretti da esili intrecci di ferro ...





Mi piace, nei miei lavori, contrapporre l'immobilità e la pesantezza della pietra e del ferro alla temporalità e la delicatezza di altri materiali. Materiali che costituiscono il punto debole, ciò che muore se trascurato, ciò che non r-esiste se ignorato.
Così ho infilato una lamiera di ferro in una balla di paglia e ho aspettato che il tempo facesse il suo lavoro. Ho "utilizzato" gli agenti atmosferici, la pioggia, il vento, il sole, per accelerare il processo di decomposizione della balla di paglia, un processo che è iniziato dall'interno, dal cuore stesso della balla e si allargato fino a coinvolgere tutta l'opera. Una riflessione sulla mancanza di "cura", di attenzione, di manutenzione in un certo tipo di arte contemporanea.


L'utilizzo del tempo, dell'equilibrio, della contrapposizione come veri e propri materiali è una costante della mia ricerca artistica. Azioni che mi hanno portato alla progettazione di sculture interattive e all'individuazione di nuovi "anelli deboli" all'interno delle mie opere.
In LANDSCAPE - DIY PROJECTS il punto debole che "sorregge" l'opera è il mercato dell'arte contemporanea.
Inserendo due monete da un euro in una macchina piena di palline di plastica è possibile realizzare, da sé, mini paesaggi d'artista. Le palle contengono, a sorpresa, un solo elemento in terra cotta realizzato a mano, per formare colline, cespugli, alberi, case ecc...
Un'azione apparentemente semplice e puramente commerciale che nasconde, in maniera nemmeno tanto celata, una riflessione sull’attuale situazione del mercato dell’arte contemporanea.
Il mercato dell’arte è sicuramente cambiato negli ultimi anni. A conferma di questo, innanzitutto, la crescita del volume di affari che ha comportato un incremento in termini di fatturato.
L’offerta e la domanda nel mercato dell’arte di oggi non sono più legate unicamente all’azione di chi vende e di chi compra, ma condizionate da altri operatori del settore: l’artista, il gallerista, la casa d’asta, il museo, il critico, il consulente, il curatore oltre naturalmente al collezionista, che è al tempo stesso venditore e compratore.



Ma è possibile, oggi, acquistare arte a un prezzo quantomeno ragionevole? Sembrerebbe di no. Con LANDSCAPE - DIY PROJECTS intendo, provocatoriamente, dimostrare il contrario. Con soli 2 euro è possibile iniziare o ampliare la propria collezione acquistando una delle sculture in terra cotta realizzate a mano. A questo si aggiunge il piacere dell'effetto sorpresa, non è possibile mai sapere quale delle sculture la macchina sorteggerà, in ogni caso si tratterà di un pezzo unico e già finito di per se, ma è possibile, acquistando più palline, realizzare delle sculture più grandi, dei paesaggi d'autore, delle vere e proprie installazioni "site specific".
Il distributore è esso stesso scultura, è parte insostituibile e fondamentale dell'opera, e conserverà il suo ruolo finché resterà proprietà dell'artista, ma potrebbe divenire a sua volta "merce" e a quel punto il suo destino riguarderà l'acquirente e nessun altro. Sarà l'acquirente stesso a decidere se far conservare il ruolo di "generatore d'arte" al distributore, o trasformarlo in "semplice" scultura. Il distributore si oppone a un sistema di mercato che potrebbe fagocitarlo in qualsiasi momento ...



                                                                 

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