La demolizione della cultura in Molise

La demolizione della cultura e l’arresto di Fuoriluogo
Sono passati sedici anni, era il 1996 quando l’Associazione culturale Limiti inchiusi dava inizio alla mostra d’arte contemporanea Fuoriluogo. Un appuntamento annuale che l’Associazione ha organizzato, offrendo alla città di Campobasso e al Molise tutto, l’opportunità di conoscere la produzione di alcuni fra i maggiori protagonisti del mondo... dell’arte contemporanea come Douglas Gordon, Steve Partridge, Helaine Schemilt, Flora Sigismondi, George Abrham Zogo, Cesare Pietroiusti, Bertina Lopes, Jenny Wathson, Gino Marotta, Titina Maselli, Achille Pace e molti altri, per un totale di oltre duecento artisti.
Dal 2011 la mostra Fuoriluogo è sostanzialmente sospesa e ad oggi non se ne conoscono gli sviluppi. L’unico appuntamento con l’arte contemporanea del capoluogo molisano conosciuto al di fuori dei confini regionali è stato apertamente preso in giro e ignorato.
L’Amministrazione Provinciale di Campobasso, che nel corso degli anni ha sempre sostenuto gli 



organizzatori, oggi li schernisce con promesse grottesche e prive di fondamento, che ben descrivono l’ormai diffuso e deleterio costume politico molisano, fatto perlopiù d’inconsistenti e schizofreniche politiche culturali dalla visione irrimediabilmente miope.
L’Associazione culturale Limiti inchiusi di Campobasso denuncia la mancanza di chiarezza e di una risposta definitiva da parte del Presidente della Provincia di Campobasso Rosario De Matteis.
Quattro incontri con il Presidente della Provincia e innumerevoli telefonate ai funzionari preposti al settore cultura non sono bastati a far luce sulla questione. La certezza del finanziamento, garantita in ogni occasione dallo stesso Presidente, non si è, di fatto, mai concretizzata e i continui rinvii a nuovi appuntamenti non hanno fatto altro che dilatare tempi di attesa e di lavoro. Gli organizzatori hanno speso risorse ed impegno nei contatti per la realizzazione del nuovo progetto ma l’assenza di una risposta definitiva, corredata da un imbarazzante quanto inquietante silenzio istituzionale, ha condotto all’inevitabile disdetta di tutti gli ingaggi delle professionalità individuate per l’attuazione del nuovo progetto “Flaner” per Fuoriluogo 16, costringendo Limiti inchiusi in una condizione di imbarazzo e difficoltà certamente non consona a professionisti abituati a lavorare seriamente.
Si porta a conoscenza che, alla pur comprensibile richiesta dell’Amministrazione Provinciale di ridimensionare il budget per problemi finanziari, gli organizzatori hanno sempre reagito positivamente al fine di riuscire a dare continuità all’evento annuale.
Negli oltre venti mesi trascorsi dalla richiesta protocollata nell’aprile del 2011 e, nonostante le reiterate rassicurazioni del Presidente sulla disponibilità a sostenere come ogni anno l’evento, oggi non c’è ancora una risposta definitiva, sia in senso positivo che negativo.
L’indifferenza dimostrata nei confronti di una delle manifestazioni culturali più importanti promosse dalla Provincia e il sostanziale disinteresse per le professionalità che da anni realizzano eventi d’arte di livello internazionale, dimostrano una complessiva incapacità a sostenere politiche culturali lungimiranti e in grado di produrre una concreta incidenza sul territorio molisano.
Tale insensibilità è ampiamente diffusa ed estesa a molti settori della cultura e le dichiarazioni pubbliche di mancanza di fondi non trovano giustificazione alle scelte adottate nella elargizione di finanziamenti “a pioggia” che lasciano supporre intenzioni di promozione del consenso.
Chiediamo una semplice e trasparente assunzione di responsabilità.
Associazione culturale
Limiti inchiusi di Campobasso

Hiroshima dell'arte

L’omone gigante lasciato ’nudo’ e solo: distrutti gli alberi-vestito del ’Poeta’

Un "gesto vile", ingiustificabile: è stato definito in questo modo la decisione di radere al suolo gli alberi che circondavano la ciclopica scultura di Casacalenda denominata il "Poeta", che ne costituivano parte integrante. «Si è voluto mortificare un progetto - il commento del presidente di Kalenarte Massimo Palumbo - duramente offeso il lavoro di un artista internazionale quale Costas Varotsos».




Casacalenda. E’ il giorno delle denunce e della vergogna. Quello in cui non ci sono spazi per le giustificazioni. Alberi e bosco rasi al suolo, con tracce di mezzi cingolati o gommati che hanno lasciato il segno sul terreno, assieme al netto marchio della «viltà». Le parole sono forti, ma l’azione in questione lo è ancora di più, in quanto ha danneggiato un’opera d’arte simbolo di un progetto culturale lungo 20 anni, che porta il nome di Kalenarte. I soci dell’associazione e in primo luogo il presidente di Kalenarte, architetto Massimo Palumbo, non possono tacere dinanzi allo scempio che ha visto danneggiare dalla «volgarità e ignoranza umana rappresentata al massimo» l’opera culturale del “Poeta”.

Una volta c’era un gigante “buono”, costruito con lastre di pietra. Colosso alto nove metri e confuso tra fusti degli alberi di un bosco a pochi chilometri da Casacalenda, in contrada Coste. Per anni il simbolo di Kalenarte. Potente e surreale, denominato il “poeta”, a rappresentare un omone ciclopico dai lineamenti confusi, mimetizzato alla perfezione e pronto a solleticare la mente dei curiosi. Nato per mescolarsi nella natura, come un camaleonte dalla sagoma umana, nel 1997 vide la luce grazie all’artista greco Costa Varotsos.

Ma quella scultura ciclopica, per anni nascosta – quasi per non farsi notare – dai rami lunghi di fusti decennali oggi non è più la stessa. E’ rimasta “nuda”. Spogliata di quella vegetazione che le stava intorno e che gli dava un senso. I tronchi, quelli che l’avvolgevano in un connubio perfetto tra arte e natura, sono stati abbattuti, lasciando increduli quanti in questi anni hanno seguito con passione e interesse l’evolversi della storia del museo all’aperto di Kalenarte. Ciò che resta è l’immagine «da incubo» di una scultura mastodontica rimasta sola, priva della veste arborea che fino a qualche giorno fa la circondava.

E quel luogo poetico non c’è più. «Il poeta di Casacalenda è solo – scrive Massimo Palumbo – e s’interroga sulla stupidità umana.





L’azione, quella di chi ha deciso e mandato gli uomini a tagliare, non è nel segno di povertà o del bisogno, è segno di ignoranza e arroganza stupida. Chiunque si sia trovato nel dovere incaricare al taglio del bosco… sapeva, era al corrente della delicatezza dell’operazione. Si è voluto mortificare un progetto culturale. Riteniamo che non esistano giustificazioni di sorta da parte di alcuno e comunque l’azione portata a compimento è vile ed è stata fatta alle spalle di una comunità civile e culturale che da Casacalenda va oltre gli ambiti locali. L’immagine di Kalenarte, del lavoro e della passione che c’è intorno a questa idea è stata duramente ferita e compromessi, il lavoro di un artista internazionale quale è Costas Varotsos, offeso».

Tutto ciò proprio mentre giungeva dal Ministero dei Beni e delle Attività Culturali – Direzione generale per il Paesaggio, le Belle Arti, l’Architettura e l’Arte contemporanea il riconoscimento a Kalenarte, a Casacalenda, come sito facente parte dei “luoghi del contemporaneo”.
( Pubblicato il 06/04/2012 da primonumero.it )
Sempre a Casacalenda ...
Questo è ciò che resta della statua che io ho realizzato per l'inaugurazione del nuovo plesso scolastico di Casacalenda (CB) nel 2010 ...




Domenico Cornacchione



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